Mi chiamavano Maesutori. Il baseball e la vita, dalla Romagna al Giappone, passando per gli USA
Mi chiamavano Maesutori. Il baseball e la vita, dalla Romagna al Giappone, passando per gli USA

Mi chiamavano Maesutori. Il baseball e la vita, dalla Romagna al Giappone, passando per gli USA

Una passione in comune. Un libro a quattro mani. Elio (il leader degli Elio e le Storie Tese) non è solo un grande musicista e uomo di spettacolo ma anche un tifoso appassionato, ex giocatore, dirigente, telecronista e volto noto, del baseball italiano. Sì, perché il baseball italiano esiste e questo libro lo prova. Alessandro Maestri, ex stella della Nazionale italiana, è fra i pochi europei ad aver giocato nel mitico campionato professionistico USA oltre che ad alti livelli in Australia, Giappone, Corea, Messico. Ed è proprio dal giapponese che deriva Maesutori, nient’altro che il suo cognome tradotto nella lingua del Sol Levante. Mentre seguiamo la carriera di Maestri – da semplice ragazzo di Romagna che entra all’Accademia di baseball di Tirrenia per poi piombare a piè pari nel mondo professionistico americano con in testa un solo sogno: essere il primo italiano nato e cresciuto in Italia ad arrivare nella Major League – Elio ci racconta alla sua maniera regole, segreti, curiosità e aneddoti di uno sport non ancora così conosciuto nel nostro Paese. Il risultato? Una lunga lettera d’amore per il baseball, destinata a entusiasmare vecchi tifosi e a coinvolgerne di nuovi.

Book details

About the author

Elio Elio

Elio scopre il baseball e il mal di braccio all’età di 14 anni giocando con gli amici al quartiere Fatima, zona periferica a sud di Milano, dove vive; poi lo dimentica per qualche anno, per ritrovarlo al Parco Lambro verso il 1988 in compagnia di Nicola Fasani (meglio noto come Faso, bassista storico degli Elio e le Storie Tese) e degli altri artefici della nascita dell’Ares, mitologica squadra di Milano nata quasi per scherzo ma ancora attivissima. Da quel momento la carriera agonistica è tutta in ascesa: C2, C1, B, fino agli anni della serie A2 in cui crolla la fama di «media 1000», abilmente costruita nel tempo cercando di centellinare i turni in battuta contro lanciatori abbordabili. La carriera termina al campo Kennedy di Milano con una frattura nasale composta rimediata cercando di eliminare al volo un battitore avversario. Attualmente ricopre la carica di vicepresidente della squadra che milita in serie B, e cerca di aiutare il presidente Faso a mantenere in vita il sogno dell’Ares, a oltre trent’anni dalla sua nascita.

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